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Simposio Idrotecnica

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Il giorno 16 settembre 2010, presso l'Aula Magna della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Palermo, si è tenuto il Simposio dell’Associazione Idrotecnica Italiana in occasione del XXXII Convegno Nazionale di Idraulica e Costruzioni Idrauliche, dal titolo "Acqua e Mezzogiorno".

Al simposio è intervenuto l'Ing. R. Iodice sul tema "Infrastrutture e Mezzogiorno ieri ed oggi".

Di seguito si riporta il testo integrale dell'intervento, mentre la presentazione in Power Point è disponibile per il download QUI

<<Anche nel campo delle infrastrutture irrigue esiste una “questione meridionale”, che si declina soprattutto in termini di difficoltà e ritardi nella spesa dei fondi assegnati. Il tema è di particolare attualità ed interesse in considerazione di recenti autorevoli ipotesi di profonda rivisitazione dei criteri attuativi, in relazione sia all’ambito oggettivo (qualità degli interventi), sia soggettivo (soggetti attuatori). Ritengo utile, quindi, fornire alcuni elementi di riflessione che prendono spunto dall’esperienza recentemente maturata, nel settore, dalla Gestione Commissariale ex Agensud del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF).

Partendo dalle opere di rilevanza nazionale realizzate dall’ex Intervento Straordinario nel Mezzogiorno (CASMEZ prima e successivamente AGENSUD), sulle quali è superfluo dilungarsi in quanto costituiscono fatti concreti sotto gli occhi di tutti, a testimonianza di una fase storica di operosità e concretezza passata, la Struttura Commissariale ex Agensud del MIPAAF, nell’ambito della propria attività di programmazione di interventi infrastrutturali irrigui nelle regioni meridionali, è stata significativamente impegnata nell’attuazione di opere di completamento dei suddetti interventi strategici realizzati in passato. In tal senso, con diversi programmi a partire dalla fine degli anni ’90, sono stati realizzati, o sono in corso di realizzazione, non senza difficoltà, circa 100 lavori per oltre un miliardo di euro.

Tuttavia, in alcuni casi particolari di interventi su schemi idrici di grande rilevanza, confrontabili con gli “storici” interventi del passato, si è registrata l’impossibilità, indipendentemente dalle disponibilità finanziarie, di realizzare le opere o di intervenire adeguatamente sulle stesse.

Si forniscono al riguardo due esempi

A) Diga di Piano dei Limiti.  Regione Puglia - Irrigazione del Basso Molise con le acque dei Fiumi Biferno e Fortore  -  I  Intervento

B) Schema Sinni.  Regioni  Basilicata Puglia e Calabria.

A) Diga di Piano dei Limiti.  Regione Puglia - Irrigazione del Basso Molise con le acque dei Fiumi Biferno e Fortore  -  I  Intervento

La realizzazione della Diga Piano dei Limiti è stata inserita nel Programma Nazionale Idrico – Settore irriguo (PNI)  di cui alla Legge n.350/2003 (finanziaria 2004) dalla Gestione commissariale del MIPAAF per l’importo di 118 Meuro.

La scelta, condivisa dalla Regione Puglia, di concentrare le risorse disponibili sull’intervento in argomento, proposto dal Consorzio di Bonifica della Capitanata (FG) è stata operata per le seguenti ragioni:

  • l’intervento possedeva certamente i requisiti di una infrastruttura di rilevanza nazionale e  risultava rispondente alle “Linee guida per l’approvvigionamento idrico in agricoltura e per lo sviluppo dell’irrigazione” indicate dal CIPE con Delibera n.41/2002,  trattandosi di un nuovo invaso, sul F. Fortore, della capacità  di circa 42 milioni di mc;
  • esisteva un progetto esecutivo, seppure datato, in quanto previsto nello schema idrico del Progetto Speciale 14 della soppressa Casmez, come invaso integrativo a valle dell’esistente Diga di Occhito sul F. Fortore;
  • inoltre, su tale progetto erano stati acquisiti i necessari pareri, autorizzazioni e nulla-osta, ancorché datati e, pertanto, bisognevoli di aggiornamento (parere del Consiglio Superiore dei LL.PP., Servizio Dighe, Valutazione Impatto Ambientale);
  • l’opera è  a servizio del più significativo comprensorio irriguo del Mezzogiorno, ed uno dei maggiori d’Italia;
  • dall’analisi effettuata dalla Struttura commissariale in sede di istruttoria delle proposte regionali pugliesi, risultò che gli altri interventi, sia in termini di rispettive valenze tecniche e coerenza con gli indirizzi programmatori sia per livello di esecutività progettuale, non presentavano pari caratteristiche di idoneità.

Pertanto, la Gestione commissariale, dopo aver acquisito il parere favorevole da parte della Regione Puglia, ha inserito l’intervento nell’elenco di opere del Programma Nazionale Idrico – Settore irriguo, da proporre al CIPE per il finanziamento nell’Italia meridionale. A tale riguardo, al fine di contenere l’importo del finanziamento nei limiti delle disponibilità assegnate – pari complessivamente a 330 Meuro per le regioni meridionali -, dal progetto originario sono state stralciate alcune opere ritenute non essenziali o comunque non indispensabili nella fase iniziale, individuando uno stralcio funzionale per un importo di 118 milioni di euro.

Tuttavia, nonostante la formale approvazione del suddetto Programma da parte del CIPE, e la condivisa consapevolezza dell’importanza strategica dell’opera, la Gestione commissariale, suo malgrado, non è stata in grado di adottare il provvedimento di concessione nei confronti del soggetto attuatore Consorzio di Bonifica della Capitanata, quale atto autorizzativo all’espletamento di tutte le incombenze propedeutiche alla formale approvazione del progetto esecutivo della Diga ed al suo finanziamento.

Al riguardo occorre preliminarmente precisare che lo sbarramento è previsto in località Piano dei Limiti (FG), sul fiume Fortore, il cui bacino insiste per la parte prevalente (89%) in territorio pugliese e per la residua parte (11%) in territorio molisano.  Lo stesso tratto del F. Fortore nel quale ricade la diga costituisce confine regionale. I Comuni molisani interessati dall’invaso, che avrebbero dovuto esprimere il loro parere nell’ambito della conferenza dei servizi, hanno mostrato la propria contrarietà alla realizzazione dell’opera che, in effetti, reca esclusivo vantaggio ai territori pugliesi. Più in generale la Regione Molise, che lamenta una “storica” soccombenza nei rapporti con le altre Regioni confinanti sotto l’aspetto del trasferimento della risorsa idrica, ha mantenuto una posizione contraria  alla realizzazione dell’intervento, contestando, tra l’altro, la validità dell’intervento sotto l’aspetto tecnico ed economico.

Peraltro, la stessa regione Puglia, non ha avuto, inizialmente, un atteggiamento totalmente coerente con la proposta avanzata, registrandosi posizioni differenti tra la componente “agricola”, favorevole alla realizzazione dell’invaso, e la componente “lavori pubblici” meno convinta dell’iniziativa.

Si dubitava , tra l’altro, dell’effettiva possibilità di saturare la capacità di accumulo di 42 Mmc, in quanto i previsti sfiori della diga di Occhito, poco a monte della diga di Piano dei Limiti, sarebbero stati sovrastimati, e l’apporto del bacino proprio (107 Kmq), ritenuto poco significativo.

Al riguardo, senza addentrarsi in valutazioni  sullo studio idrologico, peraltro approvato dagli Uffici CASMEZ e dallo stesso Consiglio Superiore LL.PP., il ragionamento seguito dalla Gestione commissariale a conferma della validità tecnica della proposta considerava, in aggiunta,  le correlate opportunità offerte dal vicino schema idrico Biferno – Fortore grazie, in particolare,  alle interconnessioni con il progetto molisano “Irrigazione del Basso Molise con le acque dei Fiumi Biferno e Fortore”, del Consorzio di Bonifica Integrale Larinese (CB), approvato, con prescrizioni, dal CIPE con Delibera n.153/2005 nell’ambito delle opere strategiche della Legge Obiettivo (Delibera CIPE n.121/2001).

In realtà, poiché è previsto, sempre nell’ambito delle opere della legge obiettivo della citata  Delibera CIPE, l’intervento “Adduzione dall’invaso di Ponte Liscione (sul F.Biferno) a Finocchito (a valle di Occhito sul Fortore e poco distante dalla programmata diga di Piano dei Limiti)”,  si era ipotizzato che l’adduttore dell’impianto irriguo Basso Molise potesse svolgere, con opportune integrazioni, anche un “servizio invernale” per il vettoriamento di portate dell’ordine di 2 mc/s. In altri termini, prevedendo una condotta di collegamento di circa 3 Km dell’adduttore Biferno con la condotta proveniente dal Fortore (entrambi previsti nello schema irriguo) si realizzava l’interconnessione Biferno – Fortore con un contenuto incremento di spesa del progetto irriguo, rispetto a più suggestive, e molto più costose, ipotesi alternative. Tale sistema avrebbe fornito un contributo concreto, dell’ordine di circa 20 Mmc, al programmato invaso di Piano dei Limiti, coerente e compatibile con il servizio irriguo dell’impianto Basso Molise, ottimizzando lo schema idrico interregionale nel quale venivano ad inserirsi efficacemente sia l’impianto irriguo Basso Molise, sia la diga di Piano dei Limiti, nell’ottica del migliore e più efficiente utilizzo di risorsa idrica, soprattutto in relazione ai consistenti superi di disponibilità rispetto ai fabbisogni locali.

A tal riguardo la Gestione commissariale del MIPAAF ha condizionato il proprio parere favorevole in sede CIPE all’approvazione e finanziamento dell’intervento “Irrigazione del Basso Molise con le acque dei Fiumi Biferno e Fortore”, all’inquadramento dello stesso in un ottica di gestione globale ed interregionale della risorsa idrica.

Rispetto a tale posizione assunta responsabilmente dalla Gestione commissariale, in considerazione della rilevanza degli investimenti e dei connessi interessi, si sono registrate ostili campagne di stampa, interrogazioni parlamentari e ricorsi al giudice Amministrativo (TAR e Consiglio di Stato), che hanno, tuttavia, confermato la piena legittimità dell’operato della Gestione commissariale.

A seguito di tali eventi e comunque della laboriosa attività, che ha interessato il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Molise, la Regione Puglia, la Segreteria Tecnica del CIPE e la Gestione commissariale, oltre agli altri soggetti istituzionali interessati, in fine anche la Regione Molise ha manifestato il proprio interesse alla realizzazione della diga condizionando, tuttavia,  il proprio assenso all’assicurazione, da parte dello Stato, del finanziamento di alcuni interventi “ristoratori” in territorio molisano. Analoghe richieste, in verità, sono state avanzate dai Comuni pugliesi sui cui territori è previsto l’invaso.

Anche la regione Puglia, direttamente nella persona del Presidente della Giunta, ha assunto in fine, una netta posizione favorevole alla realizzazione dell’opera.

Sono seguiti, quindi, ulteriori incontri di carattere “politico – programmatorio” sia a livello locale che centrale, soprattutto per la definizione di tali aspetti “compensativi” in favore degli Enti locali interessati, che hanno assunto un peso economico non trascurabile.

Contemporaneamente, la Gestione commissariale responsabile dell’attuazione del programma e dei significativi finanziamenti assentiti, ha rappresentato in diverse sedi, la necessità di far fronte alle maggiori occorrenze finanziarie per i maggiori costi per la realizzazione dell’opera nel frattempo intervenuti, a fronte, peraltro, della minore disponibilità sul complesso dei fondi assegnati al PNI, imposte dalle diverse manovre finanziarie. Né si riteneva percorribile la soluzione della realizzazione per  “lotti successivi” dell’opera in questione in base ai finanziamenti nel tempo disponibili.

Essendo trascorsi circa 6 anni dall’approvazione della proposta di finanziamento dell’opera,  l’importo originariamente previsto per il I intervento di 118 Meuro,  sia per il normale aggiornamento dei prezzi, sia per le nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni, recentemente entrate in vigore, risulta lievitato a circa 167 Meuro, mentre il costo complessivo attuale dell’intervento generale – comprendente anche la traversa S.Maria e relativo canale di gronda, la viabilità, la sistemazione e monitoraggio ambientale e tutte le espropriazioni afferenti l’invaso, inaspettatamente lievitate considerevolmente,  - assomma a circa 275 Meuro.

Tali costi risultano suscettibili di possibile ulteriore incremento in relazione ad eventuali prescrizioni di natura ambientale.

Il Consorzio della Capitanata, infatti, ha recentemente fatto presente che, su indicazione del Ministero dell’Ambiente, occorre procedere all’aggiornamento della Valutazione di Impatto Ambientale sulla quale si era già espresso positivamente lo stesso Ministero nel 1998, in quanto, successivamente a tale data, l’area interessata dall’invaso è rientrata nel perimetro del Sito di Interesse Comunitario – SIC Valle del Fortore e Lago di Occhito.

Si aggiunga che sul progetto aggiornato ed adeguato alle eventuali osservazioni di carattere ambientale, si dovrà esprimere nuovamente il Consiglio Superiore dei LL.PP.

Vanno, infine, considerati gli annunciati, ma non esattamente quantificati, interventi “compensativi” richiesti dai Comuni interessati di Molise e Puglia.

Le circostanze e gli eventi sopra illustrati comportano, indipendentemente dal raggiungimento delle condizioni per l’approvazione del progetto ed il finanziamento dell’opera, sicuramente un’alterazione del rapporto costi – benefici dell’investimento pubblico.

Considerazioni finali

La previsione della realizzazione della diga di Piano dei Limiti nel Programma Nazionale Idrico – Settore irriguo, avanzata dalla Gestione commissariale e condivisa dalla Regione Puglia, rispondeva alla logica del completamento degli schemi idrici previsti dal soppresso Intervento Straordinario nel Mezzogiorno, volto all’incremento della risorsa idrica in un’area agricola tra le più significative del Paese e al tempo stesso tra le più vulnerabili sotto l’aspetto delle disponibilità idriche. In altri termini, la scelta risultava coerente con gli indirizzi generali di una seria programmazione di interventi infrastrutturali di rilevanza nazionale, peraltro operata con la consapevolezza della possibile interconnessione tra bacini interregionali.

Tuttavia, nonostante l’impegno profuso, occorre ammettere che non sussistono, all’attualità, le oggettive condizioni di finanziabilità dell’intervento.

Pertanto la Gestione commissariale del MIPAAF, con decisione sofferta ma inevitabile, anche in considerazione dei rilievi mossi dalla Corte dei Conti sul mancato utilizzo di significative risorse assegnate per la realizzazione degli interventi infrastrutturali irrigui nelle aree meridionali, ha responsabilmente avanzato proposta al CIPE per  eliminare l’intervento della diga di Piano dei Limiti dalle opere previste nel PNI.

B) Schema Sinni.  Regioni  Basilicata Puglia e Calabria.

Come ulteriore esempio della odierna difficoltà di affrontare problematiche di respiro interregionale nel campo della gestione delle risorse idriche si può citare il caso dello schema idrico “Sinni”, che interessa prevalentemente le Regioni Basilicata e Puglia, e, in piccola parte, la Calabria.

Anche in questo caso, le difficoltà di coordinamento e concertazione tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti hanno costituito un freno allo sviluppo delle opportune iniziative volte a ottimizzare l’uso della risorsa idrica e a valorizzare gli investimenti effettuati in campo irriguo dallo Stato e dalle Regioni.

Lo schema Sinni è alimentato dalle acque dell’invaso di Monte Cotugno, ubicato in Basilicata, nel Comune di Senise. Lo sbarramento sul fiume Sinni, costituito da una diga in terra con manto impermeabile, dell’altezza massima di 65,5 m., determina la formazione di un bacino della capacità massima di 482 milioni di metri cubi. L’opera, realizzata dalla Cassa per il Mezzogiorno negli anni tra il 1970 e il 1982 nacque per soddisfare le esigenze irrigue, potabili e industriali della Basilicata e della Puglia, rappresentate rispettivamente dai Consorzi di Bonifica (Bradano e Metaponto in Basilicata, Stornara e Tara, Arneo e Ugento – Li Foggi in Puglia), dall’Acquedotto Pugliese e dall’Ilva di Taranto. Per quanto riguarda il settore irriguo, i fabbisogni vennero stimati sulla base di una valutazione dei consumi dell’ordine dei 4.000 – 5.000 mc/ha passando dalle aree collinari interne alla pianura del Metapontino. Il progetto fu portato avanti nonostante le dure proteste degli abitanti di Senise che si opponevano all’esproprio di circa 3.000 ettari di terreni coltivati da piccoli agricoltori.

A valle della diga erano originariamente previste due condotte adduttrici, destinate l’una a scopo irriguo e l’altra a scopo potabile. Delle due ne è stata realizzata solo una, in c.a.p. del DN 3000, impiegata ad uso promiscuo. L’adduttore del Sinni, dopo aver alimentato lungo il percorso le utenze irrigue del Consorzio Bradano e Metaponto, ha termine alla vasca di Ginosa, posta quasi al confine tra le Regioni Basilicata e Puglia. Da Ginosa si dipartono le condotte di alimentazione dell’Acquedotto Pugliese, dell’ILVA e del Consorzio Stornara e Tara, nonché un ulteriore adduttore (Sinni irriguo e, in prosecuzione, acquedotto Salento), parte a pelo libero e parte costituito da condotte del DN 3000, che raggiunge le aree irrigue dei Consorzi Arneo e Ugento – Li Foggi. Lungo questo adduttore è stato anche realizzato l’invaso artificiale del Pappadai, con funzione di accumulo e modulazione dei volumi idrici provenienti da Monte Cotugno. Sulla base delle promesse disponibilità idriche in arrivo dal Sinni sono state attrezzate con reti irrigue in pressione notevoli estensioni di terreni agricoli nei comprensori dell’Arneo (circa 10.000 ettari) e di Stornara e Tara (20.000  ettari).

Sotto il profilo amministrativo-gestionale, le opere di cui innanzi, diga e adduttore Sinni, sono affidate all’EIPLI – Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione irrigua in Puglia, Lucania e Irpinia, ma la ripartizione delle risorse avviene in base ad un Accordo di Programma tra le regioni Puglia e Basilicata ed il Ministero dei Lavori Pubblici siglato il 5 agosto 1999. In base a tale accordo il 40% circa della risorsa regolata da Monte Cotugno viene destinata all’irrigazione dei comprensori lucani (Bradano e Metaponto), il 50% al settore potabile e industriale e meno del 10% ai comprensori irrigui pugliesi, in contrasto con l’originaria impostazione dello schema che vedeva la Puglia come principale destinataria delle acque dell’invaso. Ne consegue che buona parte delle reti attrezzate del Consorzio Stornara e Tara e tutte quelle del Consorzio Arneo, con le relative, imponenti, opere di adduzione, non sono mai entrate in funzione benché ultimate da diversi anni. Per effetto di ciò gli agricoltori hanno continuato, ed anzi incrementato, il prelievo d’acqua dalla falda tramite pozzi, aggravando in tal modo l’intrusione del cuneo salino già manifestatasi in molte zone della Puglia e in particolare nel Salento.

La mancata attivazione degli impianti irrigui è stata anche oggetto di attenzione da parte dell’Unità di verifica degli investimenti pubblici (UVER) del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha avviato una procedura di verifica.

Per affrontare la problematica innanzi esposta in maniera sintetica, e definire le iniziative più idonee per la sua risoluzione, si è riunito, nell’agosto 2006 e poi nel dicembre 2007, un tavolo tecnico e istituzionale con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti e cioè:

  • Assessorato OO. PP. Della Regione Puglia;
  • Autorità di Bacino della Basilicata;
  • autorità di Bacino della Puglia;
  • Consorzio di Bonifica dell’Arneo;
  • AATO Puglia;
  • Acquedotto pugliese S.P.A.;
  • EIPLI;
  • Ministero delle Infrastrutture;
  • Commissario ad acta ex Agensud;
  • UVER.

In quella sede sono stati analizzati i fabbisogni irrigui e potabili delle due Regioni e prese in esame le proposte tecniche avanzate dai partecipanti. Sono stati inoltre approfonditi alcuni aspetti tecnici riguardanti il funzionamento dell’adduttore Sinni, in relazione ad un paventato “vincolo idraulico” esistente al nodo di Ginosa. Detto vincolo avrebbe richiesto necessariamente la realizzazione del raddoppio dell’adduttore, per consentire il trasferimento di parte della risorsa in direzione del Salento. Le verifiche effettuate a cura della Gestione Commissariale sono valse ad evidenziare l’inesistenza di un tale vincolo e quindi la possibilità del rifornimento idrico del Salento a condizione di effettuare una oculata gestione dell’adduttore esistente e di contenere le erogazioni nel tratto iniziare dell’adduttore stesso, a servizio delle aree irrigue lucane.

Riguardo ai consumi irrigui la Gestione Commissariale ha anche svolto una ricognizione tra i Consorzi di Bonifica utilizzatori delle acque del Sinni per verificarne la congruità. Ebbene, da tale accertamento è emerso che entrambi i Consorzi che attualmente utilizzano l’acqua dell’invaso presentano livelli di consumi dell’ordine dei 10.000 – 12.000 mc/ha, vale a dire doppi, a volte anche tripli rispetto a quelli ipotizzati in fase di progetto, e ancora più spropositati in rapporto ai consumi ottenibili con le moderne tecniche di irrigazione localizzata (3.000 – 3.500 mc/ha). La riduzione dei consumi, in particolare del Consorzio Bradano e Metaponto, a livelli più accettabili, nonché l’eliminazione degli sprechi nel sistema di adduzioni, permetterebbe di recuperare circa 70.000 mc/anno (equivalente a una diga di discrete dimensioni) rendendo possibile l’erogazione dei volumi richiesti dai Consorzi del Salento e di Taranto.

Le cause delle inefficienze riscontrate vanno ricercate innanzitutto nel sistema di tariffazione adottato, basato sulla superficie irrigua e non sui consumi registrati, che certamente non incentiva un uso oculato della risorsa idrica. A tale riguardo è da rilevare che la Regione Basilicata ha avviato nel 2005 un progetto di “conturizzazione” delle acque con i fondi della c.d. “legge obiettivo”, che prevedeva la fornitura ai Consorzi di apparecchiature per la misurazione dei volumi idrici utilizzati dalle aziende agricole. A distanza di 5 anni, purtroppo, solo parte delle apparecchiature è stata installata e quella parte, comunque, non è ancora in funzione, cosicché vige ancora il vecchio sistema di tariffazione.

Un’altra fonte di sprechi, venuta in evidenza nel corso degli accertamenti compiuti dai tecnici della gestione commissariale presso i Consorzi di Bonifica che attualmente utilizzano le acque del Sinni, risiede nelle modalità di consegna dei volumi irrigui da parte dell’Ente gestore dell’adduttore (l’EIPLI). In effetti, la consegna avviene attraverso condotte adduttrici secondarie che, dipartendosi dall’adduttore principale, alimentano con portata costante le vasche di accumulo di cui sono dotati gli impianti irrigui. Lo scopo di tali vasche è di garantire il compenso giornaliero dei volumi immessi in rete, secondo un orario di esercizio dell’irrigazione che è in genere di 16 ore su 24. Come è noto, però, oltre alle oscillazioni giornaliere delle richieste d’acqua da parte degli utenti, cui viene fatto fronte grazie alle predette capacità di compenso, vi è una variabilità stagionale, connessa con l’andamento climatico e con la qualità e lo sviluppo delle colture praticate. La portata in arrivo alle vasche dovrebbe quindi cambiare con una certa frequenza per adeguarsi alle variazioni delle richieste nel corso della stagione irrigua, variazioni di cui non è facile prevedere con esattezza i tempi e l’entità. Problemi di carattere gestionale obbligano invece l’EIPLI a rispondere con una certa rigidità alle esigenze segnalate dai Consorzi, eseguendo le manovre di adeguamento di portata solo dopo un lasso di tempo di circa due settimane dalla richiesta. Ciò induce i Consorzi a richiedere normalmente portate esuberanti rispetto alle effettive necessità del momento, nel timore di trovarsi impreparati di fronte a improvvisi incrementi delle richieste dei propri agricoltori. Conseguentemente, quando non si verificano le peggiori condizioni ipotizzate, le acque che non trovano possibilità di utilizzo vengono scaricate attraverso le opere di sfioro dei bacini di compenso e quindi disperse, con conseguenti gravi ripercussioni  sul bilancio idrico complessivo.

Ad ogni buon conto, il tavolo tecnico-istituzionale, dopo aver preso atto delle suindicate circostanze, insieme con le istanze e le proposte dei diversi partecipanti, ha solo potuto dar luogo a un documento finale, peraltro non sottoscritto da tutti i partecipanti, rimasto finora senza esiti concreti per l’eliminazione di tale grave stato di sofferenza. Ciò nonostante i ripetuti inviti della Gestione commissariale ai diversi soggetti istituzionali interessati ad affrontare e risolvere congiuntamente il problema.

Si riscontra, ancora una volta, il prevalere di logiche e convenienze di livello regionale o addirittura locale a scapito dell’interesse generale, fatto tanto più grave quando si applica ad opere e strutture idrauliche concepite e realizzate a servizio di un contesto territoriale più vasto.>>